Scommettiamo?!

by Matteo Radavelli on giugno 8, 2010

Il gioco d’azzardo è indubbiamente popolare in Italia, con i gratta e vinci, le “macchinette”,le scommesse sportive, le sale da bingo, i casinò e tante altre forme, ma nel resto del mondo e in Europa in particolare la situazione non è diversa: pensate che solo nel Regno Unito genera un fatturato di più di 85 Miliardi di Euro all’anno. Per molte persone il gioco d’azzardo non è altro che un modo divertente per passare il tempo, io stesso non mi nego una scommessina alla Domenica sul campionato di Serie A, ma per altre (e sono molte) si trasforma in un’abitudine compulsiva e patologica; si inizia a trascorrere molto più tempo a giocare d’azzardo, sviluppando una veloce tolleranza ad esso, senza dimenticare i sintomi d’astinenza.

I termini “tolleranza” e “astinenza” sono solitamente associati alla tossicodipendenza ed effettivamente non è un caso: il gioco d’azzardo patologico è ormai considerato molto simile all’abuso di sostanze. Per esempio sappaimo già da tempo che la vincita monetaria attiva i circuiti cerebrali della dipendenza. Nei giocatori incalliti queste risposte sono piano piano inibite, necessitando di vincite sempre maggiori per attivare i circuiti della gratificazione.

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Neuroscence ha recentemente dimostrato che le “quasi” vincite, quelle sfiorate per intenderci, sono il “carburante” dei giocatori abituali, risultando quasi più gratificanti delle vincite vere e proprie.
Henry Chase e Luke Clark del Behavioural and Clinical Neuroscence Institute di Cambridge avevano già scoperto che il cervello dei giocatori reagisce alle “quasi” vincite in modo molto simile alle vincite stesse, infatti anche solo in giocatori “moderati”, entrambi i tipi di risultati attivano i circuiti della ricompensa e, nonostante le vincite sfiorate non siano al stessa cosa di quelle effettive, costituiscono la gran parte della motivazione che porta le persone a giocare. Ad esempio pensiamo ai giochi nei quali conta anche l’abilità: i buoni risultati, anche se non vincenti, fanno sentire il soggetto capace, invogliandolo a provare di nuovo; ma il gioco d’azzardo, essendo appunto d’azzardo, ha l’infida capacità di distorcere i processi di pensiero dei giocatori causando, ad esempio in situazioni di vincita sfiorata, una sovrastima delle proprie abilità e delle probabilità di vincita! Questo spinge a continuare.

Il nuovo studio in esame si estende anche ai giocatori “normali”, per cercare di capire se le “quasi” vincite causano gli stessi effeti che si osservano in giocatori incalliti, e con quale potenza. Chase e Clark hanno reclutato 24 soggetti (giocatori “normali”) e li hanno invitati a svolgere un gioco d’azzardo computerizzato, drante il quale i loro cervelli sono stati analizzati tramite la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI). Sono state presentate due “bobine” delle slot machine contenenti le stesse identiche 6 icone. Nella prima condizione i soggetti sono stati invitati a scegliere un’icona sulla ruota sinistra e poi girare la ruota di sinistra, mentre nella seconda condizione l’icona della ruota di sinistra è stata scelta dal computer ed i partecipanti si sono limitati a girare la ruota di destra. Nel caso di vincita i partecipanti sono stati premiati con una piccola ricompensa in denaro.

Dopo aver raccolto i dati fMRI i ricercatori si sono concentrati sul mesencefalo, che contiene i neuroni generanti il segnale gratificante tramite il rilascio della Dopamina (neurotrasmettitore). Anche in questo caso (con giocatori normali) i risultati molto vicini alla vincita attivavano i circuiti cerebrali della ricompensa, confermando i risultati del loro precedente studio con giocatori compulsivi. Significativamente hanno anche scoperto che la serietà con la quale si gioca d’azzardo potrebbe predire l’intesità della risposta del mesencefalo alla vincita sfiorata: i giocatori incalliti sono soggetti a reazioni cerebrali più intense. In altre parole le vincite sfiorate sono più gartificanti per i giocatori abituali, che le percepiscono quasi con la stessa intensità di una vittoria.

Chiaramente i produttori di giochi d’azzardo hanno ben chiari gli effetti delle “quasi” vincite ed i loro giochi, ad esempio le slot machine o i gratta e vinci, sono strutturati in modo da sfruttare al meglio le distorsioni cognitive dei giocatori. Utilizzando una tecnica chiamata clustering creano un’alto numero di insuccessi molto vicini alla vittoria, in modo da generare nel giocatore una falsa rappresentazione della rpobabilità e casualità che il gioco, ma soprattutto la vincita, comportano.

Qualsiasi giocatore che sfiorerà il jackpot vorrà continuare a giocare, poiché penserà di aver buone probabilità d vincere.

E tu cosa ne pensi? Hai mai sfiorato la vincita e voluto continuare a giocare?

Bibliografia
- Fonte: Neurophilosophy

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12 Responses to “Scommettiamo?!”

  • paopasc scrive:

    Si. Un effetto simile, compulsivo, lo vedo presente anche nello scrivere blog, nell'effetto distorcente che hanno commenti e giudizi positivi e l'accesso dei lettori, che ingenerano un'aspettativa, poi più che spesso delusa.
    Mi piacerebbe verificare se i blog con pochi accessi sono più facili all'abbandono rispetto a quelli che si trovano in una zona intermedia, della quasi vincita, rispetto a quelli che invece hanno vinto e vincono.
    Senza dubbio l'anticipazione è un meccanismo molto potente di desiderio, e ha basi filogenetiche perchè non agisce solo sugli umani.
    Te lo dico in seguito all'osservazione su animali, cani e gatti, per esempio.

  • PsycHomer scrive:

    Ciao pao, bello l'esempio del blog :-) . penso che nel nostro caso l'anticipazione giochi un ruolo più che cruciale… nello scrivere post, nel modificare il layout (o nel trasferirsi ad un dominio privato). Penso anche che ci sia un'analogia tra le possibilità di successo di un blog e quelle di una vincita alle slot o alla roulette.

    Che xxx ce la mandi buona :-)

  • paopasc scrive:

    Partito col nuovo sito? in grande pompa, a quanto vedo!
    Eh si, Matteo sa quel che vuole!

  • Matteo scrive:

    Ciao Pao, si l’abbiamo lanciato oggi… chiaramente ci sono da sistemare ancora moltissime cose, ma nel giro di poco saremo completi :-)

  • titan poker scrive:

    Il tuo post è davvero molto interessante, sarebbe possibile tradurlo in inglese? Mi piacerebbe pubblicarlo sul mio sito inglese.

  • Ciao, se ti serve qualcosa in inglese puoi catturare molte informazioni a rigurado dalla fonte che è citata in fondo all’articolo! Ciao ;-)

  • Paola scrive:

    Paopasc
    ma cosa vuol dire “zona vincita”
    comprendo bene l’addiction che nasconde una serie di bisogni…piacere, essere approvati, notati, ma anche venerati…diventare un punto di riferimento…

    e auguroni per il trasferimento
    P

  • La “zona vincita” è quel punteggio che non corrisponde esattamente alla vittoria, ma ci si avvicina molto… Paopasc correggimi se sbaglio!

  • paopasc scrive:

    Si, direi che corrisponde abbastanza bene Matteo la tua definizione all’idea di “zona vincita” o “quasi vincita”. E’ un concetto sfumato che ben si adatta alla nostra mente euristica. C’è sempre il fattore dell’aspettativa premiante che vale fino a un certo grado di feedback ambientale e dopo di che si perde.
    E comunque non credo che se ne possa fare facilmente a meno, del rimando ambientale, forse a parziale dimostrazione (se un’altra mia ipotesi è vera) che anche nelle situazioni più intellettualmente orientate vi è comunque bisogno dell’approvazione del sistema limbico.

  • Paola scrive:

    ops bisogno di approvazione?
    e cos’è mai?
    non conosco…….
    ;-)

  • paopasc scrive:

    Vorrebbe dire che hai voglia a confabulare ma tanto devi accontentare l’anima ancestrale, sia che fai l’asceta oppure il gaudente, sempre le cedi. La quasi vincita è ancora sul versante verso l’appagamento della vittoria, la puoi vedere e sperare di agguantarla. Diciamo che è un po’ il motore di ogni nostra azione.
    Immagina per un momento un individuo che ragioni e senta come un computer e che abbia la possibilità di accenderesi e spegnersi da solo: in cosa troverebbe la motivazione? si accenderebbe o spegnerebbe mai?

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