Protestiamo contro chi vuole l’educatore medicalizzato!

by Azzurra Spreafico on maggio 20, 2011

A seguito di una modifica di una legge, tutti gli educatori che lavorano nelle strutture sanitarie sono stati licenziati in quanto non in possesso della nuova laurea in scienze dell’educazione della facoltà di medicina.

Il dubbio che sorge è palese: da quando la facoltà di medicina si occupa di educazione e pedagogia?  La facoltà di scienze della formazione in tutto questo che ruolo ha? Ma soprattutto, come è stato possibile permettere che l’educazione si avvicini a ciò che è medico, curativo, diagnostico e terapeutico? Perché gli educatori, che lavorano sulle potenzialità della persona e del quotidiano devono studiare nella facoltà di medicina e gli psicologi, che sicuramente hanno più in comune con i medici, no?

Sono andata a vedere questo corso di laurea dal titolo “Educatore professionale sanitario” (e mi sono innervosita perché educatore e sanitario sono proprio agli antipodi!) e ho guardato gli insegnamenti: su 180 crediti solo 14 sono di pedagogia!!!! Assurdo!

In un corso di scienze dell’educazione afferente alla facoltà di scienze della formazione ci sono all’incirca 50 crediti di pedagogia!

Il nocciolo della questione è che l’educatore per definizione si occupa di attività educative. Nelle strutture sanitarie c’è bisogno di educazione? Ovviamente sì, nessuno potrebbe dire il contrario. L’educazione riporta alla globalità e al significato dell’essere totale di una persona. Una persona malata è a rischio di riduzionismo, ovvero di essere solo un”malato”: da qui l’importanza della presenza dell’educatore, che permette appunto, il “ritorno” , la chiusura del cerchio, il riportare i milioni di interventi diversi ad un unico scopo, rendere la persona ancora più persona permettendole di vivere una vita piena e degna di essere vissuta. L’educatore permette la globalità, la totalità, l’unità dell’essere.

La persona con l’educazione può essere unita nella sua totalità (non frammentata) e unica nella sua originalità (come lei non c’è nessun altro) .

Ne deriva che l’educazione è indispensabile, e questa si può realizzare solo con la presenza di educatori. Educatori formati alla pedagogia dell’unità e della totalità.

Io dico no al corso di laurea in scienze dell’educazione nelle facoltà di medicina, perchè il curriculum formativo sembra quello di un riabilitatore e UN EDUCATORE HA BISOGNO DI UN CURRICULUM PEDAGOGICO-EDUCATIVO GLOBALE E UNICO che miri alla FORMAZIONE dell’uomo E CHE REALIZZI LA SUA “MEDICINA” NELLA CURA DELLE RELAZIONI E NELLA RELAZIONE DI CURA.

Diciamo NO all’educatore medicalizzato!

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6 Responses to “Protestiamo contro chi vuole l’educatore medicalizzato!”

  • Ciao Collega,
    l’APEI dal 2009 ha incominciato a denunciare con comunicati stampa e incontri nelle università italiane il disastro creato dal DM 520/98. L’ultimo incontro di denuncia è del febbraio di quest’anno a Palermo dove, davanti ad una affolatissiam assemblea di studenti abbiamo spiegato a tutti gli effetti disastrosi per il futuro degli studenti, i quali troveranno il vuoto assoluto in quanto l’educatore sanitario occupa per legge, anche il sociale e il socio sanitario. Personalmente ho portato la nostra denuncia anche in RAI, potrai vederla sul sito http://www.apei.it
    lottiamo insieme, chiediamo la modifica del DM 520/98, non facciamoci infonocchiare da chi chiede l’educatore unico, è unica LA SCIENZA PEDAGOGICA che forma educatori e pedagogisti uniti nella lotta.
    Alessandro Prisciandaro
    Presidente Nazionale APEI

  • Grazie Alessando per aver letto il mio articolo. Continuerò a seguire gli sviluppi e ad informare in nostri numerosi lettori.
    A presto,
    Azzurra

  • Arianna scrive:

    Mi sono laureata a Febbraio come educatore professionale, indirizzo socio-relazionale.
    Hanno chiuso il mio corso di laurea al terzo anno per aprire l’indirizzo socio-sanitario.
    Come hai fatto anche tu, ho verificato gli esami ecc. e ho ritenuto il corso completamente inutile per la mia professione.
    il risultato è che adesso sto cercando lavoro ma la maggior parte del strutture richiede l’indirizzo sanitario…

  • Marco scrive:

    Cari colleghi, non si capisce nulla in questo marasma di idiozie governative.
    Il nostro errore è stato quello di non unirci prima su tutto il territorio nazionale e costituire un albo “serio” della nostra professione, anziché metterci in mano a gente che vuole unificare la nostra professione ed indirizzarla in ambito medico, che è un’assoluta idiozia. Io vivo e lavoro a Roma ed anche qui è una giungla, nel senso che già faticano a pagarci (il comune) con un anno o due di arretrati e le cooperative giocano al ribasso; alcuni miei colleghi meno fortunati di me lavorano con contratti da schiavi, da soli con 20/30 minori, quando il rapporto sarebbe di 1 educatore con 5 minori. Ci sono centri che vivono in deroga alle leggi ed i controlli non ci sono; persino i sindacati sono collusi col comune. Siamo allo sbando. Adesso ci vogliono anche togliere le prerogative pedagogiche del nostro sudato titolo di studio. Ci sono colleghi calabresi e lucani che stanno provando una qualche forma di resistenza e si stanno unendo in comitati consultivi con avvocati che provano a studiare come poter uscire da questa empasse. Uniamoci colleghi, anche se è tardi e forse abbiamo dormito fin’ora

  • Come puoi vedere dall’articolo che ho scritto sono assolutamente d’accordo con te marco!

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