Memoria di lavoro Visuo-Spaziale: Le Funzioni

by Matteo Radavelli on aprile 15, 2011

La memoria di lavoro visuo spaziale è usata in una complessa varietà di azioni umane, tra cui l’orientamento, il movimento nello spazio, nella comunicazione non verbale (Doherty-Sneddon, Bonner e Bruce, 2001), nella costruzione di immagini mentali, nel disegno (Morra, 2005), nell’acquisizione delle conoscenze semantiche sulle proprietà degli oggetti, nell’elaborazione delle coordinate visive e spaziali (questa capacità sembra essere una buona misura dell’intelligenza non verbale), nella comunicazione non verbale (Doherty-Sneddon, Bonner e Bruce, 2001), nell’apprendimento geografico (Bosco e Coluccia, 2004) e nella comprensione dei testi.

La relazione con la generazione, mantenimento e trasformazione delle immagini mentali è stato un punto di interesse cruciale in psicologia. I modelli a riguardo sono stati numerosi, già dagli anni 70 Paivio (1971) ipotizzò l’esistenza di due sottosistemi indipendenti agenti nella codifica di stimoli per modalità, uno verbale e uno non verbale. L’autore motivava il miglior ricordo delle parole concrete rispetto a quelle astratte, sostenendo che le parole con alto valore immaginativo erano codificate sia dal sottosistema verbale che da quello non verbale e questo determinava il loro migliore ricordo.

Kosslyn al contrario, va a sostenere che il processo di generazione delle immagini mentali non corrisponde all’attivazione di informazioni contenute nella memoria a lungo termine, ma esiste un sistema top down che seleziona le informazioni immagazzinate, che poi vengono integrate con le rappresentazioni a lungo termine e contemporaneamente selezionate nel visual buffer (sistema specifico di memoria a breve termine con proprietà spaziali) per una migliore elaborazione (Kosslyn, 1994).

Circa la relazione tra la memoria di lavoro visuo spaziale e il linguaggio, con ciò che esso comporta, come ad esempio la comprensione del testo, sono stati fatti diversi studi. Kruley (1994), che si è concentrato sulla capacità della memoria di lavoro visuo-spaziale nell’integrazione tra le figure e il testo. Denis nel 1996 che ha dimostrato che la presenza di figure nel testo non è necessaria all’attivazione della memoria di lavoro visuo-spaziale, in quanto questa è attivata anche solo dalla presenza di eventuali configurazioni spaziali presenti.

Nella relazione con il linguaggio, di particolare interesse è quanto proposto da Cornoldi nel 1995, il quale assume la memoria di lavoro visuo-spaziale come un sottosistema della memoria di lavoro, che in parte rispecchia le funzioni della memoria di lavoro linguistica, le cui caratteristiche posso essere utilizzate per lo studio e l’appropriata spiegazione della memoria di lavoro visuo spaziale. Tra i due sistemi Cornoldi ha individuato delle potenziali similarità riguardanti magazzino, processamento, effetti e funzioni:

- Magazzino: fonologico; visuospaziale

- Processamento: loop articolatorio e elaborazione linguistica attiva; ripetizione e elaborazione visuo-spaziale attiva

- Effetti: similarità (fonologica, visiva); informazione inattesa (parola, informazione visiva); quantità (lunghezza delle parole, complessità visiva); attività concorrente (soppressione articolatoria; tapping spaziale)

- Funzioni: apprendimento di parole e lettura; orientamento spaziale e visualizzazione.

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