Lo sviluppo cognitivo e morale secondo Kohlberg: un confronto con Piaget
La teoria di Kohlberg, ottenuta attraverso lo studio di bambini oltre i sette anni, si differenzia da quella di Piaget per:
- L’intervallo d’età studiato.
- Un’indagine più puntuale e ampia, che prende in esame anche lo sviluppo della morale nell’adolescenza e nell’età adulta.
In particolare Kohlberg individua nello sviluppo morale tre livelli che comprendono a loro volta due periodi ciascuno.
Moralità preconvenzionale: (6-10 anni) a questo livello la moralità è quanto gli altri dicono al bambino di fare. Il primo stadio è assai conforme al realismo morale di Piaget, nel senso che la gravità della trasgressione è giudicata in base alla quantità di danno compiuto; nel secondo stadio il bambino inizia a considerare le intenzioni delle altre persone.
- I stadio (orientamento premio punizione): il giudizio dell’azione è correlato alla punizione o al premio conseguente.
- II stadio( individualismo e orientamento strumentale): le regole sono rispettate solamente quando è nell’interesse immediato del bambino. Ogni azione è giudicata in base alla soddisfazione o meno dei bisogni.
Moralità convenzionale: (fino a 20 anni) a questo livello gli individui giudicano la moralità dei propri atti in tremini di conformità alle regole prevalenti del gruppo a cui appartengono. Al III stadio le regole vengono rispettate allo scopo di ottenere approvazione, mentre al 4 per aderire alla legge e agli usi formali.
- III stadio (aspettative, relazioni e conformità interpersonali reciproche): essere “buono” significa corrispondere alle aspettative degi altri, avere buone intenzioni e mostrare interesse.
- IV stadio (sistema sociale e coscienza): ogni azione ha come fine il rispetto delle leggi di coloro che hanno o stanno al potere.
Moralità postconvenzionale: (adolescenza ed età adulta) sebbene a questo livello gli individui accettino largamente le regole, essi danno precedenza a principi etici di base che desiderano rispettare, anche quando si scontrano con le leggi del paese.
- V stadio (contratto sociale): l’azione corretta è determinata da modelli criticamente accettati dalla società ed i valori vengono giudicati in maniera relativistica.
- VI stadio (principi etici universali): i valori morali si basano su principi di giustizia universali e devono essere seguiti anche se qualche volta possono essere in contrasto con le leggi o le norme sociali.
Lo sviluppo morale si realizza attraverso una differenziazione dei contenuti morali, differenziazione che, come si è detto, è influenzata dalle esperienze sociali.
Non tutti gli studiosi hanno accettato e condiviso le conclusioni della teoria di Kohlberg; la critica più importante ha interessato soprattutto la presunta universalità delle tappe dello sviluppo morale.
In particolare sono state criticate:
- Una quasi esclusiva attenzione ai valori della civiltà occidentale.
- Una certa rigidità nella suddivisione degli stadi.
- Un campione formato quasi esclusivamente da soggetti maschi mantre le conclusioni sono state estese anche al universo femminile.
In merito a quest’ultimo punto Carol Gilligan (1982), discepola di Kohlberg, ha innovato in modo radicale questo ramo della psicologia. Tale studiosa non ha contestato le teorie dello sviluppo dei giudizi morali, ma ne ha denunciato l’unilateralità, concentrandosi quindi sulle caratteristiche della morale femminile.
Se nell’uomo domina una morale dei diritti e della giustizia, il dilemma morale è vissuto dalle donne come un problema di cure e di responsabilità.
In particolare:
- le donne si rivolgono agli altri pensando soprattutto come aiutarli mentre i maschi sono più preoccupati di se stessi.
- Le donne sono meno radicali nelle loro posizioni e nei loro giudizi.
Nella prima fase dello sviluppo morale, autocentrata, la donna pensa soprattutto a se stessa, ai suoi bisogni ed è preoccupata sostanzialmente della sua sopravvivenza.
La seconda, dell’autosacrificio, è caratterizzata da un rifiuto di ogni forma di egoismo a favore di un totale ed esclusivo prendersi cura dell’altro. La donna dimentica se stessa per dedicarsi completamente all’altro e questo comportamento può portare ad uno squilibrio tra sacrificio di sé e servizio.
Nell’ultima fase dell’etica la donna raggiunge un equilibrio tra la responsabilità nei confronti di se stessa e la responsabilità nei confronti degli altri, l’autonomia del giudizio e una interdipendenza responsabile e consapevole.
Naturalmente Gilligan ammette anche che ci possano essere delle eccezioni pur rimanendo sostanzialmente convinta del fatto che la teoria morale di Kohlberg tende a svalutare l’universo femminile.
Infine è significativo citare Wilson che ha cercato, tramite un quadro riassuntivo, di esprimere quanto sia complesso da un punto di vista psicologico lo studio della moralità. Secondo Wilson (1993) la morale è costituita da un interesse e un rispetto verso i propri simili che si fondano su:
- il concetto di persona, con il riconoscimento delle somiglianze e delle differenze tra individui.
- I sentimenti universali, se la persona prova rispetto e attenzione verso gli altri.
- La traduzione comportamentale di tali sentimenti in una disponibilità ad aiutare gli altri.
- Consapevolezza dei sentimenti propri e altrui.
- Conoscenze specifiche di fatti e di valori rilevanti per poter operare su decisioni morali.
- Capacità di valersi di tutti i punti precedenti per prendere decisioni morali
- Capacità di tradurre tali decisioni in comportamenti effettivamente prodotti.














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