LA TV INGRASSA: sradichiamo l’accoppiata cinema/pop corn

by Azzurra Spreafico on marzo 8, 2010
Non è una novità sapere che siamo bombardati da spot pubblicitari, ma sapevate che la maggior parte di essi sponsorizza del cibo? Una ricerca ha dimostrato che il 46% degli spot alimentari induce il consumo in quanto utilizza strategie subliminali durante la pubblicizzazione dello stesso. In particolare mi riferisco a:
  • brevità e incisività dei messaggi (durata media degli spot di 30 secondi);
  • adulti che parlano ad altri adulti/bambini del prodotto;
  • assunzione del prodotto (40%dei casi) come momento di gratificazione e godimento immediato; (13%casi) come momento di scambio e quindi di piacere prolungato nel tempo, nell’abitudine del consumo dello stesso;
  • per stimolare l’acquisto si usano spot soprattutto divertenti e seduttivi;
  • lo spot vuole trasmettere il messaggio che consumare il prodotto non è un “avere” ma un vero e proprio modo di “essere”;
  • gli spot alimentari tendono a convincere, persuadere e coinvolgere emotivamente piuttosto che informare;
  • la persuasione dei prodotti alimentari non è basata, come si penserebbe, sulla musica e sui messaggi latenti ma trova il suo centro nell’atmosfera creata e nella scenografia. La scena più utilizzata è sicuramente quella domestica, ovvero il luogo dove il ricettore del messaggio si trova quasi certamente. Esso può quindi immedesimarsi con più facilità e pensare che il luogo ideale del consumo è certamente la propria casa. Il messaggio indiretto che ne deriva è la rassicurazione della bontà del prodotto che “sta con noi in casa”;
  • diversamente dal pensiero comune, gli spot alimentari italiani sono maggiormente indirizzati per ben il 66% a un pubblico adulto. Tuttavia il rimanente 44% si concentra nelle fasce pomeridiane quando i bambini guardano la tv. Spesso i bambini sono soli davanti ai cartoni animati e ciò che ne deriva è un contatto prolungato a pubblicità ripetitive che enfatizzando la bontà e il piacere di mangiare. Inoltre i prodotti più pubblicizzati sono i dolci, ovvero ciò che di meno sano vi è nella piramide alimentare.
Gli spot italiani, secondo quanto risulta dall’analisi, cercano di convincere direttamente il pubblico della bontà del prodotto pubblicizzato più spesso di quanto fanno gli spot europei: il 46% degli spot in Italia mira a convincere, contro una media europea del 40%. Sono invece minori in Italia rispetto agli altri paesi, l’informazione al pubblico (27% di spot italiani contro il 37% di media europea), persuaderlo con argomentazioni indirette (54% di spot italiani contro il 64% di media europea) o di coinvolgerlo emotivamente inducendo emozioni e associandole al prodotto (19% di spot italiani contro il 33% di media europea).”
Il problema fondamentale è quindi che gli spot alimentari rivolti ai bambini, per quanto minori, riescono a raggiungerli in quanto si situano in particolari fasce di ascolto dove quasi certamente il bambino vi accede tutti i giorni per guardare il cartone animato preferio. Questa continua esposizione a messaggi che inducono la voglia di avere e consumare prodotti dolciari porta i bambini a mangiare davanti alla tv e in modo continuo. Le pubblicità infatti inducono uno stile di vita insano e che crea piccoli consumatori inconsapevoli dei rischi a cui vanno incontro (obesità e sedentarietà portano a gravi patologie)

Sradichiamo l’accoppiata cinema/pop corn in casa e lasciamo che sia una pratica eccezionale :-)

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