La rabbia ci rende più razionali!?

by Matteo Radavelli on marzo 16, 2011

Immaginiamo di essere in una stanza con altre persone, una di queste è particolarmente arrabbiata, mentre le altre, compresi noi, sono calme. Secondo voi chi è più propenso ad un pensiero razionale?

Un recentissimo studio sostiene ce probabilmente il decisore razionale sarà, al contrario di quanto si possa supporre, proprio la persona arrabbiata. Perchè avviene questo? Perchè l’arrabbiato sarà molto meno soggetto ai bias di conferma, cioè la nostra tendenza a cercare nell’ambiente circostante informazioni a supporto delle nostre opinioni, riuscendo così a ragionare libero dalle influenze sociali!

Maia Young e colleghi hanno chiesto ad una parte di 97 studenti di ricordare e descrivere situazioni in cui sono stati particolarmente arrabbiati (per aumentare il livello di attivazione) e ad altre di ricordare eventi mondani o in cui erano tristi. Sucessivamente tutti sono stati fatti partecipare ad un dibattito sull’utilità di utilizzare il kit vivavoce quando si è al volante. I soggetti dovevano successivamente scegliere 5 di 8 articoli presentati, sia a afvore del kit vivavoce sia contro. Il dato particolarmente interessante è che i soggetti fatti precedentemente arrabbaire hanno scelto gli articoli nettamente più critici rispetto ai loro colleghi calmi ed hanno anche mostrato una maggiore tendenza a cambiare la loro posizione, dimostrando maggiori capacità di riflessione e cambiamento.

Questi risultati sono stati successivamente confermati da uno studio di follow-up, coinvolgente 89 adulti sulla controversa questione di chi sarebbe dovuto essere il nuovo presidente degli Stati Uniti dopo le elezioni del 2008. Ancora una volta i soggetti che sono stati originariamente provocati hanno mostrato la tendenza  a cercare gli articoli maggiormente critici per la messa in discussione delle loro idee ed una maggiore capacità di cambiare quest’ultime (nel caso lo ritenessero opportuno) liberi dalle pressioni sociali del conformismo.

Young e colleghi si sono detti contenti di aver dimostrato come la rabbia possa portare ad un modello cognitivo caratterizzato da un minor pregiudizio, precisando che  il movimento oppositivo attuato potrebbe essere dovuto alla ricerca di uno scontro, desiderato proprio perchè arrabbaiti, ma che successivamente questo porta ad una più profonda elaborazione delle informazioni ottenute e delle proprie idee.

Quali sono le applicazioni di questo nella vita di tutti i giorni? Chiaramente è irragionevole cercare di far arrabbiare le persone per portare la discussione ad un livello più alto di riflessione, ma è anche vero che, ad esempio in una riunione di lavoro, colui che è arrabbiato potrebbe essere anche il più idoneo al ruolo di “avvocato del diavolo” portando al gruppo un numero maggiore di informazioni salienti per la decisione.

- Fonte: BPS Research Digest

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3 Responses to “La rabbia ci rende più razionali!?”

  • paopasc scrive:

    Uhm, voglio dare un’occhiata agli studi. Intanto però lascio comunque un commento, in disaccordo! E guarda che sono calmo. Non vorrei che ci fosse un bias cognitivo nella ricerca, del genere che ci si aspetta che una persona arrabbiata abbia un punto di vista in contrasto con l’opinione corrente. Non penso che chi è arrabbiato sia più razionale bensì più autonomo, appunto perchè si mette in contrasto con l’ambiente.
    Pure, chi si farebbe giudicare da un giudice arrabbiato?
    D’accordo sull’utilità dell’avvocato del diavolo. Ma, in ottica di brainstorm, ogni parere apporta qualcosa, perchè magari ognuno è in grado di portare un punto di vista anomalo o personale alla discussione.

  • Odin scrive:

    Sono d’accordo con paopasc.
    Tra l’altro, mi risultano degli studi comportamentali relativi all’uso delle grida, da parte di persone arrabbiate, come Punizioni Skinneriane per gli altri interlocutori.
    Chi grida è senza dubbio più autonomo, ma non credo più lucido

  • Prima di dirvi come la penso vorrei che avessimo i risultati delle ricerche di paopasc… trovo anche io lo studio “miope”, se così si può definire, ma soprattutto per le tecniche metodologiche.

    Odin non ho capito il tuo riferimento a Skinner..

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