by Matteo Radavelli on febbraio 17, 2010
Terminiamo la nostra rassegna (
introduzione,
iconicità) sulla Lingua dei Segni andando ad analizzare la LIS (Lingua dei Segni Italiana). La LIS è una vera lingua con una sua struttura e sintassi spesso differente dall’italiano, ma con alcune importanti similitudini con altre lingue orali. I verbi ad esempio non si coniugano in base al tempo, ma devono concordare sia con il soggetto (come in italiano) sia con l’oggetto dell’azione, come avviene in basco. Esistono forme pronominali numeriche per indicare “noi due, voi due” (come il duale del greco antico). La concordanza di verbi, aggettivi e nomi non è basata sul genere (maschile e femminile come in italiano) ma sulla posizione nello spazio in cui il segno viene realizzato. Esistono diverse forme per il plurale “normale” e il plurale distributivo, distinzioni sconosciute alle lingue europee, ma note in altre lingue.
Il tono della voce è sostituito dall’espressione del viso: c’è un’espressione per gli imperativi, per le frasi relative, per le domande polari (si\no) e per le domande doppio WH (sigla inglese che indica le domande che iniziano con What, Who, Which, a cui non si può rispondere semplicemente “si” o “no”). Ad esempio in LIS, come in altre lingue dei segni, l’espressione per le domande polari è l’innalzamento delle sopracciglia, mentre per le domande doppio WH è l’abbassamento delle stesse.
Esistono quattro componenti essenziali in ciascun segno:
- Orientamento
- Configurazione
- Movimento
- Luogo
Oltre a queste esistono anche delle componenti non manuali tra cui l’espressione facciale e la postura.
Facendo un rapido riassunto delle caratteristiche principali possiamo dire che il “cherema” corrisponde al fonema nelle lingue verbali; i segni che si differenziano per una sola componente essenziale sono detti “coppie minime”; infine molte funzioni grammaticali, come ad esempio le forme interrogative, sono eseguite tramite espressioni facciali. Come si evince da quanto detto finora una differenza tra i due sistemi linguistici è quindi determinata dalla simultaneità espressiva, per quanto riguarda le lingue dei segni, e dalla sequenzialità per le lingue verbali. Comunque tra le lingue dei segni e le lingue parlate esistono delle analogie, come ad esempio l’espressione dinamica, che dipende dalla struttura temporale a livello fonologico e sintattico e l’utilizzo di canali motori che consentono la ripetizione articolatoria.
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Ciao,
Ti ho aggiunto tra i link
Francesco
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OK,
ricambio subito…
Matteo