I soldi fanno la felicità?

by Matteo Radavelli on settembre 10, 2010

Un comune detto è:” I soldi non fanno la felicità, però aiutano!” Avere un bel gruzzolo a disposizione farebbe la felicità di molti (probabilmente anche la mia J), permetterebbero di comprare una bella casa con giardino, 5 stanze, 6 terrazzi e 7 piscine, di andare in vacanza per un mese all’anno in un posto esotico superlusso o di compreare (per i maschietti) l’auto dei prorpi sogni. Allettante… ma siamo sicuri che è quello che vogliamo realmente?

Le ormai mille ricerche psicologiche sul denaro ed il suo impatto sociale mostrano palesemente come i soli, nei cosidetti paesi “ricchi”, portano ad un aumento della soddisfazione, ma non della felicità. Come dire:” sono tutto fiero di me perché guadagno tanto, ma poi sotto sotto mi manca qualcosa..”

Forse perché per diventare milionari si dovrebbe spendere l’intera giornata (e forse anche la notte) in ufficio? O perché i beni materiali non appagono lo spirito? O perché a guardar bene ci sarà sempre qualcuno molto più ricco a rovinarci la festa?

L’incapacità di apprezzare

Ciò che non si considera quando si è impegnati ad accumulare un Euro dopo l’altro, a vivere in ambienti superlusso, a mangiare ai ristoranti più “in” della città, a spendere letteralmente Chili di soldi per macchine sportive a prova di cocige è che così facendo stiamo piano piano perdendo la capacità di apprezzare le cose semplici della vita. Si lo so, sembra di sentir parlare il vecchietto della Unie**o che dice:” Gianni, l’ottimismo e’ il profumo della vita” e Gianni (in questo tu) di tutto punto potrebbe rispondere:” si, ma se non mi fai comprare il televisore io la partita non la vedo e l’ottimismo non entra nel videoregistratore”.

A sostegno di questa considerazione (non quella di Gianni) uno studio pubblicato su Psychological Science ha mostrato che le persone (almeno i partecipanti allo studio) sono meno capaci di “assaporare” emozioni positive sia quando sono in condizioni di ricchezza, sia quando sono portati a pensare al denaro (Quoidbach et al. 2010).

Un secondo esperimento ha invece mostrato che chi è stato indotto a pensare al denaro è stato meno in grado di gustarsi la tavoletta di cioccolato offerta, rispetto a chi invece era “spensierato”. Non solo, i tempi di degustazione sono scesi da 45 a 32 secondi ed i livelli di fruizione segnalati in seguito sono scesi da 5 a 3.6 su una scala da 1 a 7 (dove 7 è il piacere massimo), denotando un calo significativo delle sensazioni positive provate.

… e questo è legato solamente al guardare delle banconote per pochi secondi (metodo usato dagli sperimentatori per indurre i soggetti a concentrarsi sui soldi); pensa come agiscono sulla nostra mente i ricordi ed i rimandi di opulenza provenienti dalla società. E’ un miracolo che siamo ancora in gardo di “provare” qualcosa.

Psicologia relativistica

E’ facile dimenticare che le cose non sono solo “grandi”, “forti”, “immense” e “complesse”, e che la semplicità può essere oltremodo bella. Il denaro è solo un’altra di queste illusioni.

Non dico che non si debba puntare alla porpria soddisfazione personale, al successo e ad una situazione finanziaria più che solida: dico che questo non deve interferire con la nostra capacità di apprezzare tutto il resto, offuscando la nostra mente.

- Fonte: PsyBlog

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6 Responses to “I soldi fanno la felicità?”

  • paopasc scrive:

    Bisogna osservare questi comportamenti sempre in chiave filogenetica. Accumulare (soldi o ghiande) appartiene a molte specie animali e che l’acucmulazione induca anche una sorta di saturazione o appagamento ci sta, altrimenti lo scoiattolo (o l’umano) si mangia subito tutto e finita lì.
    Non voglio farmi influenzare dall’invidia (non che tu l’abbia evidenziata nell’articolo) nel giudicare un comportamento che ha basi così antiche. Questa conoscenza, e cioè che la ricchezza diminuisce il godimento relativo, non modificherà di un niente la propensione di tanti ad arricchirsi.
    Se poi ne facciamo un discorso di valori, ti dico una cosa: non è che io ne trovo così tanti in chi ricco non è. La meschinità occhieggia dappertutto. Però le implicazioni di queste tue considerazioni sono importanti: la scoietà edonistica è compatibile con quella solidale? e quella solidale, è mai esistita?

  • Sicuramente l’accumulare, in termini di “mettere in sicurezza” il proprio futuro, è proprio di una lunga serie di specie animali; la rincorsa avida a possesso smodato è un’altra cosa… e più tipica dell’uomo.
    L’analisi in questione è ben lpontana dal voler modificare la propensione dei tanti alla ricchezza (impresa impossibile), è più che altro servita al sottoscritto per fermarsi a riflettere e tirare le somme… se in qesti termini servirà anche ad altri avrà allora svolto il suo ruolo. Non penso sia questione di valori nel senso stretto del termine, quanto di soddisfazione personale in termini di BENESSERE, che troppo spesso viene calpestato a favore del possesso. I “poveri” e i “ricchi” (in termini economici) rimarranno comunque meschini non riflettendo su questo, indipendentemente che riescano a modificare/mantenere la loro posizione economica o classe sociale che sia.
    Non penso altrettanto si parli di società solidale, quanto piuttosto di “stato interno” equilibrato… e sono d’accordo con te nel considerare la società solidale un’utopia!

    ciao :-)

  • Marco scrive:

    Mi piace quando la scienza rende veritieri pensieri che sono presenti da secoli e secoli in diverse culture, da oriente a occidente. Insomma, così “siamo tutti d’accordo” :-)

    Bell’articolo

    Marco

  • hahahahahaha, come ti capisco….

  • Secondo me è la completezza che fa la felicità non i soldi. Sentirsi completi e soddisfatti. Ovviamente i soldi possono contribuire alla soddisfazione personale in una misura notevole. Come ad es. le donne, molti pensano che per conquistare una donna servono i soldi, o per essere felici servano i soldi. Non è così. Certo possono contribuire ad entrambi i risultati ma non sono determinanti oltre il minimo necessario alla sopravvivenza degna.

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