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	<description>la mente, la persona</description>
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		<title>Neuroni specchio: sono davvero implicati nella Sindrome Autistica?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Maffione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato dalla compromissione di alcune aree molto importanti come quella della comunicazione verbale e non verbale, quella comportamentale e  quella dell’interazione sociale. Nello specifico, il soggetto affetto da autismo ha grosse difficoltà nella comunicazione: può presentare delle carenze dal punto di vista linguistico, può fare fatica a capire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato dalla compromissione di alcune aree molto importanti come quella della comunicazione verbale e non verbale, quella comportamentale e  quella dell’interazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, il soggetto affetto da autismo ha grosse <strong>difficoltà nella comunicazione</strong>: può presentare delle carenze dal punto di vista linguistico, può fare fatica a capire ciò che gli viene detto o a trasmettere agli altri ciò che prova. Il comportamento può pertanto apparire inadeguato, ripetitivo e caratterizzato da stereotipie (es. battere le mani, andare in punta di piedi…), autolesionismo ed eterolesionismo. Rispetto alle capacità d’interazione sociale il soggetto autistico tende ad <strong>isolarsi,</strong> come se non avvertisse l’esigenza di stare con gli altri, di relazionarsi con loro, apparendo il più delle volte <strong>rinchiuso in un altro mondo</strong> dove gli altri faticano ad entrare. Questi sono gli aspetti principali che caratterizzano l&#8217;autismo e che sono impiegati nel DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 2000) come criteri diagnostici per poter fare la diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, i soggetti autistici hanno anche altre difficoltà quali: l’essere <strong>riluttanti al cambiamento</strong>, poiché essendo molto abitudinari potrebbero presentare comportamenti-problema nel momento in cui queste routine dovessero essere modificate; hanno difficoltà a <strong>riconoscere</strong> le proprie e altrui <strong>emozioni</strong> ed infine hanno <strong>problemi di imitazione</strong> e <strong>comprensione</strong> delle intenzioni altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste caratteristiche, nel corso degli anni ’90, hanno portato alcuni studiosi a supporre che potesse esserci una <strong>spiegazione neurofisiologica</strong> a tale problematica. Nello specifico, alla base del deficit relazionale, fu ipotizzato il malfunzionamento di un sistema di neuroni definiti “<strong>neuroni specchio</strong>”. Questi neuroni sembrano essere implicati, in particolare, nella comprensione delle intenzioni degli altri quando eseguono un’azione e nella capacità immediata d’<a href="http://www.psychomer.it/come-incoraggiare-il-gioco-di-finzione-nei-bambini-autistici/" target="_blank">imitazione</a> della stessa, oltre che nell’apprendimento di nuovi pattern motori. In pratica, secondo gli studiosi l’incapacità, da parte dei soggetti autistici, di relazionarsi con gli altri e di comprenderli può essere dovuta proprio ad un ipofunzionamento dei neuroni specchio, fondamentali per codificare le azioni altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi neuroni, per far sì che sia replicato un dato movimento, devono riconoscerlo e rispondervi in maniera selettiva, altrimenti si rischia di confonderlo con altri tipi di azioni attribuendovi scopi errati.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono diverse evidenze sperimentali che, con tecniche diverse, come ad esempio la fRMI (<a href="http://www.psychomer.it/cosa-registra-la-risonanza-magnetica-funzionale/" target="_blank">risonanza magnetica funzionale</a>), hanno confermato questa ipotesi, macontemporaneamente vi sono altri studi che hanno sostenuto l’<strong>esatto opposto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, un recente studio pubblicato sulla rivista <em>Neuron </em>di Dinstein e coll. (Dinstein, Thomas, Humphreys, Minshew, Behrmann, Heeger, 2010) ha messo in discussione l’ipotesi che i neuroni-specchio potessero essere implicati nei <a href="http://www.psychomer.it/difficolta-relazionali-nei-bambini-i-programmi-dintervento/" target="_blank">deficit relazionali</a> dei soggetti con autismo. Gli studiosi hanno messo a confronto un gruppo di soggetti affetti da autismo con un gruppo di controllo, entrambi i gruppi sono stati sottoposti, in una prima parte dell’esperimento, alla passiva osservazione di alcune immagini in cui erano raffigurati diversi tipi di azioni mentre, nella seconda parte dell’esperimento, è stato detto loro di riprodurre le medesime azioni osservate in precedenza. Attraverso l’uso di risonanza magnetica è stata osservata l’attività dei neuroni-specchio e i risultati hanno dimostrato che sia i soggetti autistici sia il gruppo di controllo hanno un’<strong>equivalente modalità di attivazione</strong> di questi neuroni, andando a contrastare con l’ipotesi che esista un malfunzionamento del sistema-specchio in soggetti autistici.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, i risultati dello studio di Dinstein e colleghi (2010) vanno ad aggiungersi a quelli di alcuni studi precedenti che, per l’appunto, sostenevano che i soggetti autistici hanno un <strong>normale funzionamento</strong> dei neuroni specchio. Ovviamente, questi studi sono piuttosto esigui rispetto alle numerose evidenze sperimentali a sostegno dell’ipotesi del malfunzionamento neuronale. Inoltre, i risultati contrastanti potrebbero essere dovuti a diversi fattori come, ad esempio, l’impiego di metodologie diverse, o l’aver preso in considerazione solo determinati aspetti tralasciandone altri. Ad ogni modo, sarebbe opportuno che la ricerca prosegua facendo chiarezza, in modo da capire se sia opportuno o meno prendere in considerazione altre ipotesi circa l’origine dei deficit relazionali che caratterizzano gli individui con autismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni si è verificato un <strong>incremento</strong> dei casi di <strong>autismo</strong> e il numero sembra essere ancora in aumento, per cui è diventato prioritario trovare al più presto i fattori che, combinati tra loro, possono favorire l’insorgenza ed il mantenimento di questo disturbo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimento bibliografico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dinstein, I., Thomas, C., Humphreys, K., Minshew, N., Behrmann, M., e Heeger, D. (2010). Normal movement selectivity in autism, Neuron, 66, 461-469.</p>
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		<title>L’alcol tra i più giovani. Alla ricerca dei perché, ascoltando le loro voci. 2 parte</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Motteran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giovani, di tutti questi bisogni di “essere”, di “fare”, di “condividere”, ne sono a conoscenza. Non c’è quasi necessità di farli riflettere sull’alcol. Sanno perché bevono ed è come se lo avessero accettato. Mostrare uno “stupido” video sulle conseguenze che l’abuso di sostanze alcoliche può avere, è inutile, se non controproducente. Infatti, i divieti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I giovani, di tutti questi bisogni di “essere”, di “fare”, di “<a href="http://www.psychomer.it/social-sharing-l%E2%80%99esigenza-di-condividere-le-nostre-emozioni/" target="_blank">condividere</a>”, ne sono a conoscenza. Non c’è quasi necessità di farli riflettere sull’alcol. <strong>Sanno perché bevon</strong>o ed è come se lo avessero accettato. Mostrare uno “stupido” video sulle conseguenze che l’abuso di sostanze alcoliche può avere, è inutile, se non controproducente. Infatti, i divieti inducono spesso a fare ciò che non si dovrebbe a causa del desiderio di sentirsi “liberi” da regole che vanno strette, soprattutto nel periodo adolescenziale. Sappiamo anche che, parlare di conseguenze future, non spaventa, probabilmente perché il futuro non ha contorni definiti e non offre garanzie, al contrario del presente, unica certezza assoluta. Lorenzo De Medici, recitava: “<em>Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: Del doman non v’è certezza</em>”, e invece di rappresentare un inno alla vita e alla giovane età, sembra essere un incentivo a provare qualsiasi tipo di esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si fa, quindi, a <strong>responsabilizzare</strong> un adolescente in merito al tema “sostanze alcoliche”? Gli spot televisivi di birre, alcolici, superalcolici che riportano la frase “Bevi responsabilmente” sanno di presa in giro, come le scritte sulle sigarette “<a href="http://www.psychomer.it/gli-avvisi-sulle-sigarette-ci-portano-a-fumare/" target="_blank">fumare nuoce gravemente alla salute</a>”. Quindi, che cosa potrebbe indurre un adolescente a smettere di ubriacarsi, la sera con gli amici? A tale domanda diretta, una ragazzina mi risponde: “Vedere con i miei occhi un ragazzo che muore per coma etilico”.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è davvero bisogno che qualcuno perda la vita per insegnare agli altri, con la morte, quanto sia bello vivere o possiamo <strong>intervenire preventivamente</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto interrogativo dovrebbe trovare risposta attraverso ricerche che consentano di aprire una porta sul mondo “<a href="http://www.psychomer.it/?s=adolescenti" target="_blank">Adolescenti</a>”, che tanto ci sembra di conoscere, ma che in realtà finiamo con il banalizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di capire chi sono e quali siano le loro esigenze. Avviciniamoci a loro, in punta di piedi, lasciando che si facciano conoscere e ci dicano cosa provano, sentono, pensano.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte volte, mi capita di vedere in loro la necessità di tirare fuori quello che hanno dentro e non aspettano nient’altro che qualcuno gli permetta di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo abbiano molto da dire, da raccontare. L’esigenza di comunicare, è palese. Le generazioni passate, magari, ricorrevano a diari. Oggi ci sono Facebook, twitter e tutti i <a href="http://www.psychomer.it/social-network-e-informazioni-personali-so-tutto-di-te/" target="_blank">social network </a>che hanno, in un certo senso capito e colto, la necessità di esprimersi e mostrare agli altri quello che <a href="http://www.psychomer.it/facebook-sul-tuo-profilo-sei-davvero-chi-dici-di-essere/" target="_blank">si è/si vorrebbe essere</a> attraverso un aforisma, una canzone, un post o un video.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’alcol tra i più giovani. Alla ricerca dei perché, ascoltando le loro voci. 1 parte</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Motteran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ I telegiornali e i loro servizi allarmistici sulla diffusione dell’uso di sostanze alcoliche (e stupefacenti) tra i giovanissimi, ci portano spesso a generalizzare e pensare che le nuove generazioni non siano altro che discoteca e sballo. Innegabilmente, il problema “sostanze” esiste, visto e considerato che i dati proposti sono il risultato di ricerche affidabili, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> I telegiornali e i loro servizi allarmistici sulla diffusione dell’uso di sostanze alcoliche (e stupefacenti) tra i giovanissimi, ci portano spesso a generalizzare e pensare che le nuove generazioni non siano altro che discoteca e sballo. Innegabilmente, il problema “<strong>sostanze</strong>” esiste, visto e considerato che i dati proposti sono il risultato di ricerche affidabili, ma prima di etichettare tali <a href="http://www.psychomer.it/adolescenti-regolazione-delle-emozioni-stress-sociale-e-capacita-di-coping-una-ricerca-sul-campo-1-parte/" target="_blank">ragazzi</a>, perché non ci fermiamo a riflettere? Già ad 11-12 anni, ci si avvicina all’alcol: ma quali sono i motivi? Di chi è la responsabilità?</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore e giornalista Mazzarello, attraverso un’inchiesta condotta nel Canton Ticino, cerca di dare delle spiegazioni,  rintracciando come cause della fruizione di alcol: sentimento di <strong>appartenenza</strong>, sensazione di ebbrezza e <strong>sollievo</strong>, <strong>disinibizione</strong>, <strong>trasgressione</strong>, desiderio di sentirsi adulti ed <strong>indipendenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il video dell&#8217;indagine:</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Wcxh4aEMD9M" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psychomer.it/adolescenti-regolazione-delle-emozioni-stress-sociale-e-capacita-di-coping-una-ricerca-sul-campo-2-parte/" target="_blank">Gli adolescenti</a> veronesi (14-16 anni), con cui ho avuto modo di trattare l’argomento, sembrano confermare tali motivazioni. Parlano di “conformismo”, di bisogno di sentirsi come gli altri, contagiati dalla necessità di omologarsi e non essere gli “sfigati” del gruppo. Menzionano poi, l’”ilarità” ed il “coraggio”, che <a href="http://www.psychomer.it/lalcool-perche-ci-fa-sentire-cosi/" target="_blank">un drink in più</a> può dare, così come la sensazione di scordarsi per una sera di tutti i problemi (familiari, scolastici, sentimentali…).</p>
<p style="text-align: justify;">Un motivo che non compare, invece, tra quelli riportati da Mazzarello, è la <strong>noia</strong>. Una ragazza di 16 anni infatti mi risponde: “Non abbiamo niente da fare. E’ anche un modo per passare il tempo”. Sono sempre loro a dire che una volta le persone sapevano divertirsi con poco, al contrario di adesso; ed è forse questa la cosa più tragica. La loro consapevolezza di aver<strong> bisogno di bere</strong> per dimenticare, per non pensare, per trascorrere qualche ora in compagnia partecipando ad una sbornia collettiva che permette di essere se stessi e al tempo stesso uguali agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come intervenire?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Continua&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mobbing familiare, triangolazioni e sindrome di alienazione genitoriale</title>
		<link>http://www.psychomer.it/mobbing-familiare-triangolazioni-e-sindrome-di-alienazione-genitoriale/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 05:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Rizzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La forma più elevata di violenza etica, agita ai danni dei figli minori, consiste nel coinvolgerli in dinamiche familiari “triangolari”, ponendoli, in qualità di oggetto di contesa, in una posizione dove la coalizione e lo schieramento divengono un obbligo. Il minore coinvolto nelle scelte di campo, il più delle volte, non le comprende nei loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La forma più elevata di violenza etica, agita ai danni dei figli minori, consiste nel coinvolgerli in dinamiche familiari “triangolari”, ponendoli, in qualità di <strong>oggetto di contesa</strong>, in una posizione dove la coalizione e lo schieramento divengono un obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.psychomer.it/i-figli-della-separazione/" target="_blank">minore coinvolto</a> nelle scelte di campo, il più delle volte, non le comprende nei loro veri significati e il tutto finisce per avere costi molto elevati: la <strong>triangolazione</strong> ha implicazioni negative per l’adattamento, influenza negativamente l’autostima, crea problemi di comportamento, di depressione e ansia, alimenta “conflitti di lealtà”; inoltre, coloro i quali sentono di dover intervenire, ma di fatto non riescono, sperimentano sensi di colpa per non aver <a href="http://www.psychomer.it/i-genitori-non-divorziano-mai-dai-loro-figli/" target="_blank">protetto i genitori.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il termine <strong>mobbing</strong>, introdotto dallo psicologo Leymann nel 1972 per indicare “<em>la forma di comunicazione ostile ed immorale diretta in maniera sistematica verso un individuo in posizione di mancata difesa</em>&#8220;, può essere applicato anche alla conflittualità genitoriale per tre aspetti: l’organizzatività delle condotte vessatorie dei genitori in conflitto, la differente e complementare percezione che i partner sembrano avere di loro stessi e dei propri comportamenti, la collusione con un <a href="http://www.psychomer.it/il-matrimonio-oggi-progetto-reversibile-e-a-tempo-determinato/" target="_blank">sistema socio-giudiziario</a>, che dovrebbe operare per riportare un equilibrio nella coppia, ma che spesso opera tutelando i diritti individuali attraverso vittorie giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mobbing verso un genitore può indurre una sindrome <a href="http://www.psychomer.it/il-suicidio-nel-divorzio/" target="_blank">gravissima</a> e cronica, la “<strong>sindrome da alienazione genitoriale</strong>”, un disturbo psicopatologico dei soggetti in età evolutiva, con più frequenza tra i 7 e i 15 anni, dovuta a due fattori concomitanti: il primo è la capacità di un <a href="http://www.psychomer.it/divorzio-e-minori-effetti-della-deprivazione-paterna/" target="_blank">genitore alienante </a>(afflitto da odio patologico) di indottrinare il figlio a danno dell’altro con forte biasimo morale per preservarsi una “propria sfera di potere” , il secondo è l’allineamento con un genitore da parte del figlio, personalmente coinvolto in una campagna di denigrazione nei confronti del genitore alienato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tecniche di programmazione dirette a demolire il genitore bersaglio causano l’insorgere del <strong>complesso di lealtà</strong>: il minore assorbe idee ed orientamenti del genitore alienante per compiacerlo e rivolge al genitore alienato accuse infondate di comportamenti gravi con ostinazione e animosità; in certi casi il rancore covato ed un atteggiamento ossessivo possono portare a piani di vendetta fortemente patologici, che si concretizzano in false denunce di <a href="http://www.psychomer.it/abuso-sessuale-infantile-cosa-dire-ai-bambini-per-educarli-alla-sicurezza/" target="_blank">abuso</a>, di violenza e di inidoneità genitoriale, affinché vengano utilizzati strumenti giuridici per rendere legale l&#8217;esclusione dell’ex-coniuge.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa relazione con <strong>il genitore alienante è disfunzionale</strong>, in quanto caratterizzata da aspetti possessivi e controllanti che possono determinare nel figlio angosce e gravi distorsioni nei processi di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si arrecano danni enormi al bambino, causando un senso di <strong>perdita</strong> e di <strong>abbandono</strong>, potenziato dal fatto che il distacco non si origina da eventi esterni ed indipendenti dalla propria volontà, ma è voluto dal figlio stesso, attore e protagonista delle proprie scelte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">GARDNER, R.A. (1989). Parental Alienation Syndrome. Cresskill: Creative Therapeutics.</p>
<p style="text-align: justify;">KELLY, J. (2000). Children’s adjustment in conflicted marriage and divorce: a decade review of research. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 39, pp. 963-973.</p>
<p style="text-align: justify;">MALAGOLI TOGLIATTI, M. &amp; LUBRANO LAVADERA, A. (2005). La sindrome di alienazione genitoriale (PAS): epigenesi relazionale. Focus monotematico. Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, 7(3), pp.7-12.</p>
<p style="text-align: justify;">O’BRIEN, M., MARGOLIN, G. &amp; JOHN, R.S. (1995). Relation among marital conflict, child coping and child adjustment. Journal of Clinical Child Psychology, 24 (3), pp. 346-361.</p>
<p style="text-align: justify;">ROWLES, G. (2003). The &#8220;Disenfranchised&#8221; Father Syndrome. Psychomedia Telematic Review.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ossessionati dalla pulizia della casa. 2 parte</title>
		<link>http://www.psychomer.it/ossessionati-dalla-pulizia-della-casa-2-parte/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Concetta Antelmi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Come suggerito nella prima parte, le persone ossessionate dalla pulizia  della casa sono in aumento. Questo comportamento ossessivo rientra nei disturbi d’ansia e può essere classificato come disturbo ossessivo-compulsivo. Le caratteristiche principali sono pensieri ed immagini ricorrenti che sfociano in comportamenti ripetuti. Nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza sette tipologie di disturbo   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come suggerito nella <a href="http://www.psychomer.it/ossessionati-dalla-pulizia-della-casa-1-parte/" target="_blank">prima parte</a>, le persone ossessionate dalla pulizia  della casa sono in aumento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo comportamento ossessivo rientra nei disturbi d’ansia e può essere classificato come disturbo<strong> ossessivo-compulsivo</strong>. Le caratteristiche principali sono pensieri ed immagini ricorrenti che sfociano in comportamenti ripetuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza sette tipologie di disturbo   ossessivo-compulsivo, talvolta presenti in concomitanza. Qui ne riporto due tipologie, che disegnano chiaramente le persone sopra descritte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ordine e simmetria</strong>: chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò procura loro una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell&#8217;armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.). Quando ciò non avviene queste persone passano ore del loro tempo a <strong>riordinare</strong> ed<strong> allineare</strong> questi oggetti, fino a sentirsi completamente tranquilli e soddisfatti. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il <a href="http://www.psychomer.it/il-malessere-del-corpo-anoressia-e-bigoressia-due-facce-della-stessa-medaglia-1-parte/" target="_blank">proprio corpo</a>. <a href="http://www.psychomer.it/il-malessere-del-corpo-anoressia-e-bigoressia-due-facce-della-stessa-medaglia-2-parte/" target="_blank">Muscoli, pettinatura dei capelli</a>, colletto e polsini della camicia, orologio sul polso, portafoglio in tasca, devono risultare ancora una volta &#8220;perfetti&#8221; e simmetrici, pena: ripetuti rituali di messa in ordine o di controllo allo specchio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accumulo/accaparramento</strong>: è un tipo di ossessione piuttosto rara che caratterizza coloro che tendono a conservare ed accumulare oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti), per la paura di gettare via qualcosa che &#8220;un giorno o l&#8217;altro <strong>potrebbe servire</strong>..&#8221;. Questo tipo di comportamento, comprensibile entro un certo limite, finché si tratta di oggetti che hanno un valore sentimentale, assume caratteristiche patologiche nel momento in cui lo spazio occupato dalle &#8220;<strong>collezioni</strong>&#8221; diventa tale da sacrificare la vita della persona e dei suoi familiari. Questi particolari collezionisti di cose inutili sono generalmente orgogliosi delle proprie raccolte e non si rendono conto, se non parzialmente, dell&#8217;eccesso in cui incorrono; a differenza dei pazienti con disturbi da contaminazione o da controllo, che sono solitamente critici riguardo ai loro rituali. Sono solitamente le famiglie a non tollerare più l&#8217;invadenza di certi oggetti e a richiedere il trattamento terapeutico. Questi pazienti, inoltre, non hanno pensieri ossessivi particolari, ma sono sconvolti nel momento in cui si chiede loro di gettar via qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni o per cercare un <a href="http://www.psychomer.it/lo-psicoterapeuta-ideale-caratteristiche-desiderabili-e-aspettative-nella-scelta-dello-specialista/" target="_blank">valido aiuto</a>:<strong> AIDOC</strong>- Associazione Italiana Disturbo Compulsivo Ossessivo.</p>
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		<title>Ossessionati dalla pulizia della casa. 1 Parte</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 05:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Concetta Antelmi</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Capita spesso di imbattersi in conoscenti, amici e parenti ossessionati dalla pulizia della casa.  La maggior parte perché ha mogli/mariti che lo sono a loro volta, altri invece perchè hanno il semplice desiderio (bisogno) di farlo. L&#8217;ossessione per la  pulizia della casa, porta la persona a dedicare molto più tempo a pulire e a farlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita spesso di imbattersi in conoscenti, amici e parenti <strong>ossessionati dalla pulizia della casa</strong>.  La maggior parte perché ha mogli/mariti che lo sono a loro volta, altri invece perchè hanno il semplice desiderio (bisogno) di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ossessione per la  pulizia della casa, porta la persona a dedicare molto più tempo a pulire e a farlo più spesso e più a fondo del necessario. In alcuni casi possiamo trovarci addirittura di fronte ad uno stato di <a href="http://www.psychomer.it/come-affrontare-il-disagio-psicologico-e-lo-stress-che-ne-deriva-1-parte/" target="_blank">sofferenza psicologica</a>, ad una nevrosi che si sta esprimendo tramite una fobia.</p>
<p style="text-align: justify;">La fobia è un <a href="http://www.psychomer.it/parliamo-di-emozioni-2-parte/" target="_blank">emozione negativa</a>, costituitasi nel tentativo di combattere l’<a href="http://www.psychomer.it/ti-senti-ansioso-ecco-come-rilassarti/" target="_blank">ansia</a>. Questa, a sua volta, nasce dal cosiddetto &#8220;<strong>conflitto rimosso</strong>&#8220;, una situazione nella quale il soggetto rifiuta di affrontare un contrasto presente nella sua vita, eliminandolo dalla coscienza e traferendolo su qualcosa di meno penoso da affrontare: ad esempio una fobia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso <a href="http://www.psychomer.it/le-teorie-psicanalitiche-tra-freud-erikson-e-morale/" target="_blank">Freud</a>, descrivendo questo meccanismo psicologico, ha usato i termini &#8220;<strong>rimozione</strong>&#8221; (per indicare l&#8217;operazione con la quale si elimina dalla coscienza il conflitto) e &#8220;<strong>spostamento</strong>&#8221; (artificio psicologico col quale le emozioni provate affrontando un pensiero conflittuale vengono trasferite ad un altro pensiero ritenuto più facile da sostenere), concludendo, nella sua teoria del <a href="http://www.psychomer.it/risolvere-i-conflitti-senza-perdenti-il-metodo-gordon/" target="_blank">conflitto</a>, che tutto è riconducibile a livello pulsionale, nell&#8217;infinita battaglia tra il <strong>desiderio di vivere </strong>(eros) e la <strong>volontà distruttiva</strong>  (thanatos).</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo ricondurre questa condizione ad aspetti/fattori <a href="http://www.psychomer.it/pedagogia-in-pillole-verofalso-sulleducazione/" target="_blank">educativi</a>: ad esempio chi sente il bisogno di lavarsi (troppo) spesso ha probabilmente avuto un&#8217;educazione repressiva, ricevuta da genitori rigidi, che hanno trasmesso il concetto secondo cui ciò che è spontaneo (come il gioco e la sporcizia con cui si entra in contatto da bambini) sia qualcosa di sbagliato, da cui ripulirsi, sottraendo ai figli le proprie volontà.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha paura, il fobico, concentra quindi la propria attenzione verso altri oggetti/azioni, come ad esempio la pulizia della casa, sottraendo <a href="http://www.psychomer.it/perche-evitiamo-la-verita-su-noi-stessi/" target="_blank">attenzione al proprio stato interno</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua&#8230;</p>
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		<title>Offerte di lavoro: psicologo, pedagogista, progettista sociale, coordinatore pedagogico, formatore INIZIO MAGGIO 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Azzurra Spreafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[coordinatore]]></category>
		<category><![CDATA[formatore]]></category>
		<category><![CDATA[offerte lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[CAGLIARI E DINTORNI psicologi per centri polispecialistici (interessante!!) MONDRAGONE psicologo, assistente sociale, sociologo SINNAI pedagogista, coordinatore per centro educativo BRESCIA psicologo del lavoro ROMA psicologi e pedagogisti per corsi di formazione ROMA coordinatrice centro estivo TERAMO docenti psicologi e pedagogisti VERONA docenti progettazione sociale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAGLIARI E DINTORNI <a href="http://www.subito.it/offerte-lavoro/psicologo-cagliari-41097353.htm" target="_blank">psicologi per centri polispecialistici </a>(interessante!!)</p>
<p>MONDRAGONE <a href="http://www.subito.it/offerte-lavoro/educatore-psicologo-assistente-sociale-sociolog-caserta-35226978.htm" target="_blank">psicologo, assistente sociale, sociologo</a></p>
<p>SINNAI <a href="http://www.subito.it/offerte-lavoro/coordinatore-pedagogista-cagliari-41410417.htm" target="_blank">pedagogista, coordinatore per centro educativo </a></p>
<p>BRESCIA <a href="https://www.infojobs.it/brescia/psicologo-del-lavoro/of-i6a016276d8417c9160c5c36494680d?utm_source=careerjet&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=careerjet" target="_blank">psicologo del lavoro</a></p>
<p>ROMA <a href="http://www.kijiji.it/annunci/altre-offerte-di-lavoro/roma-annunci-roma/lavoro-psicologo-docente-corsi-formazione/21174721" target="_blank">psicologi e pedagogisti per corsi di formazione</a></p>
<p>ROMA <a href="http://offerte-lavoro.vivastreet.it/offerte-lavoro+roma/coordinatore-coordinatrice-centri-estivi/46824100" target="_blank">coordinatrice centro estivo</a></p>
<p>TERAMO <a href="http://www.kijiji.it/annunci/altre-offerte-di-lavoro/teramo-annunci-teramo/cercasi-docente-per-corsi-di-operatore-sociale-nella/28250716?utm_source=Indeed&amp;utm_medium=organic&amp;utm_campaign=Indeed" target="_blank">docenti psicologi e pedagogisti</a></p>
<p>VERONA <a href="http://www.trovilavoro.it/offerte-di-lavoro-verona/lavoro-risorse-umane/docenti-progettisti-verona_ext314351.html" target="_blank">docenti progettazione sociale</a></p>
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		<title>Psicomotricità e disabilità</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 05:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Rizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[PsicoPedagogia dello Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[immagine corporea]]></category>
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		<category><![CDATA[propriocezione]]></category>
		<category><![CDATA[psicomotricità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il corpo è la componenete più importante e significativa per l’individuazione dell’identità di una persona. Il sentimento di autoefficacia, l’autostima e la fiducia in se stessi sono concetti fondamentali per ciascun individuo, per potersi sentire vivo e persona, integrandosi a pieno nella società. Le fondamenta dell&#8217;immagine di sé sono poste nei primi mesi di vita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il corpo è la componenete più importante e significativa per l’individuazione dell<strong>’identità</strong> di una persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sentimento di <a href="http://www.psychomer.it/la-percezione-della-propria-autoefficacia-quanto-influisce-sulla-capacita-di-far-fronte-allo-stress/" target="_blank">autoefficacia</a>, l’<a href="http://www.psychomer.it/quando-un-bambino-si-sente-un-perdente/" target="_blank">autostima</a> e la fiducia in se stessi sono concetti fondamentali per ciascun individuo, per potersi sentire vivo e persona, integrandosi a pieno nella società.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fondamenta dell&#8217;immagine di sé sono poste nei primi mesi di vita, quando il bambino attraverso il <strong>movimento</strong> e l&#8217;<strong>osservazione</strong> entra in contatto con la realtà: le cose, gli altri e soprattutto se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;organizzazione delle sensazioni relative al proprio corpo, in rapporto con il mondo esterno, viene detta <strong>schema corporeo</strong>: si tratta della propria<a href="http://www.psychomer.it/limmagine-corporea-uomini-vs-donne/" target="_blank"> immagine corporea</a>, costruita attivamente nel corso della maturazione psicofisica e nel corso delle innumerevoli esperienze.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di una <a href="http://www.psychomer.it/la-nascita-di-un-figlio-disabile/" target="_blank">disabilità</a> può influire sulla formazione dell&#8217;<strong>immagine del sé</strong> che, a partire dalla dimensione corporea, risente delle limitazioni fisiche e dei deficit sensoriali, che provocano un ritardo nello sviluppo motorio e sensoriale. Il vissuto e le frustrazioni, derivanti dall&#8217;incapacità fisica e dall&#8217;impossibilità di esplorare lo spazio in libertà, ostacolano la costruzione dell&#8217;immagine di sé che è chiamata a fare i conti con gli <a href="http://www.psychomer.it/disabilita-tra-limiti-e-possibilita/" target="_blank">aspetti deficitari</a> legati alla disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">La rappresentazione di se stessi si unisce a un <strong>vissuto soggettivo di rifiuto</strong>, di esclusione, che trasforma il corpo da &#8220;luogo di sensazioni positive&#8221; (in quantità sufficiente da garantire le basi del &#8220;ben-essere&#8221;),a luogo della &#8220;funzione alterata&#8221;, della diversità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino può quindi percepire il proprio corpo svilito, svuotato di significati, cancellato, poiché luogo nel quale si concretizza il deficit; oppure, per le medesime ragioni, può iper-investito di cure, interventi, manipolazioni e indagini.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si può allora insegnare ai bambini a <a href="http://www.psychomer.it/conoscenza-di-se-con-laltro-e-sistemi-motivazionali-interpersonali/" target="_blank">conoscersi</a>, a sperimentare, ad agire in modo funzionale, influenzando così positivamente l&#8217;autostima globale? Un strategia educativa è costituita dalle <a href="http://www.psychomer.it/psicomotricita-istituti-di-formazione-per-educatori-pedagogisti-e-psicologi/" target="_blank">attività psicomotorie</a>, che permettono di educare il corpo attraverso il movimento, maturando una migliore conoscenza e coscienza di esso, insegnando a gestirlo e modularlo, anche in relazione alle proprie emozioni e tensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Porre il bambino difronte a delle situazioni in cui deve autonomamente (ed in libertà) ricercare delle strategie per raggiungere obiettivi concreti, facilita l’<a href="http://www.psychomer.it/aumentare-la-creativita-altre-7-tecniche-psicologiche/" target="_blank">attitudine creativa</a> ed il pensiero divergente, grazie alla sperimentazione personale: le<strong> attività psicomotorie</strong> permettono di sperimentare il piacere sensoriale-motorio, legato a tutte le sensazioni provenienti dal corpo, sviluppando una <strong>visione positiva di sé</strong> come soggetti efficaci, competenti e creativi.</p>
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		<title>La gestione del rischio clinico</title>
		<link>http://www.psychomer.it/la-gestione-del-rischio-clinico/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 05:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia D'Incognito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia Clinica]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[pazienti]]></category>
		<category><![CDATA[Rasmussen]]></category>
		<category><![CDATA[reason]]></category>
		<category><![CDATA[rischio clinico]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Attualmente il rischio clinico si pone come argomento di rilevante severità, interessando contemporaneamente diversi settori della sanità e della società. Il rischio clinico riguarda la possibilità che un paziente sia vittima di un evento avverso, anche  involontario, conseguente alle cure ricevute. Partendo dalla considerazione che l’errore è una componente inevitabile della realtà umana – che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attualmente il <strong>rischio clinico</strong> si pone come argomento di rilevante severità, interessando contemporaneamente diversi settori della sanità e della società. Il rischio clinico riguarda la possibilità che un paziente sia vittima di un <strong>evento avverso</strong>, anche  involontario, conseguente alle cure ricevute.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dalla considerazione che l’<strong>errore</strong> è una componente inevitabile della realtà umana – che non può dunque essere eliminato – è tuttavia fondamentale favorire condizioni lavorative che lo prevengano, assicurando anche eventuali difese in grado di arginare le conseguenze di un errore ormai occorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.psychomer.it/il-comportamentismo-1-parte/" target="_blank">comportamento</a> umano viene classificato secondo tre categorie (Rasmussen, 1987):</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Skill-based behaviour</strong>: si tratta di comportamenti automatici riscontrabili in situazioni di routine, in cui l’individuo reagisce sempre allo stesso modo.</li>
<li><strong>Ruled-based behaviour</strong>: comportamenti prescritti dalla scelta di una norma adatta ad affrontare una data condizione conosciuta.</li>
<li><strong>Knowledge-based behaviour</strong>: pianificazione di una strategia d’azione davanti ad una situazione sconosciuta, che richiede l’attivazione di processi mentali più elaborati e  maggiori conoscenze, per il raggiungimento dell’obiettivo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’errore può nascere ad ogni livello di <a href="http://www.psychomer.it/il-comportamentismo-2-parte/" target="_blank">comportamento</a>. La differenza sta nel processo che lo genera: l’interpretazione errata dello stimolo a livello skill-based, la scelta di una norma inadatta per i comportamenti ruled-based, la pianificazione di una strategia sbagliata a livello knowledge-based.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dal modello di Rasmussen, Reason (1990) propone una distinzione tra errori di esecuzione e tra azioni compiute secondo le intenzioni, delineando tre tipologie differenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>errori di esecuzione</strong> <strong>che di verificano a livello di abilità</strong> (slips): riguardano quelle azioni eseguite in modo diverso da come pianificato, in cui il soggetto esegue un compito conosciuto in maniera non corretta.</li>
<li><strong>errori d’esecuzione dovuti ad un fallimento di memoria</strong> (lapses): causano un risultato diverso da quello atteso.</li>
<li>errori non commessi durante l’esecuzione dell’azione (mistakes) ma <strong>dovuti alla pianificazione delle strategie e dei mezzi</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come intervenire</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio clinico può essere contenuto attraverso programmi di <strong>Risk Management</strong> messi in atto sia a livello individuale, sia di equipe. Il Risk Manager è una nuova figura professionale che ha il compito di individuare e correggere le cause di errore con metodologie di <strong>analisi reattiva</strong> – studio a posteriori dell’incidente ormai avvenuto – e di <strong>analisi proattiva</strong>, finalizzata all’eliminazione delle criticità presenti in una organizzazione, come ad esempio il monitoraggio costante delle misure di prevenzione dell’errore, il miglioramento della comunicazione tra gli operatori di cura e l&#8217;analisi dei cosiddetti eventi near miss, ossia tutti quegli incidenti evitati (per un pelo) nell’attività lavorativa quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dotarsi di metodologie di prevenzione del rischio clinico è centrale in professioni d’aiuto come quella dello psicologo, in cui la propria prestazione può essere influenzata da molteplici fattori sfavorevoli alla buona riuscita dell’intervento. La gestione del rischio clinico va dunque eseguita con la duplice finalità di <strong>proteggere l’utenza</strong> dalla possibilità di incorrere in errori professionali involontari ed inaspettati e di <strong>proteggere sè stessi</strong> dal costante rischio di incorrere nel cosiddetto <a href="http://www.psychomer.it/burn-out-definizione-sintomi-cause-e-conseguenze/" target="_blank">burnout</a>.</p>
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		<title>Internet: come modifica il tuo cervello!?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Radavelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia Quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[modificazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi voglio mostrarvi l&#8217;infographic dell&#8217;amico Peter Kim ed il suo staff pubblicata su forensicpsychology.net. Il titolo originale è sicuramente provocatorio: Come internet sta rovinando il tuo cervello! I dai contenuti nell&#8217;immagine dimostrano l&#8217;impatto che internet ha avuto sulle nostre vite e sul nostro funzionamento: gli Stati Uniti complessivamente spendono 35 Bilioni di ore al mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi voglio mostrarvi l&#8217;infographic dell&#8217;amico Peter Kim ed il suo staff pubblicata su <a href="http://www.forensicpsychology.net">forensicpsychology.net</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo originale è sicuramente provocatorio: Come internet sta rovinando il tuo cervello!</p>
<p style="text-align: justify;">I dai contenuti nell&#8217;immagine dimostrano l&#8217;impatto che <a href="http://www.psychomer.it/internet-ci-rende-impazienti-infographic/" target="_blank">internet</a> ha avuto sulle nostre vite e sul nostro funzionamento: gli Stati Uniti complessivamente spendono 35 Bilioni di ore al mese surfando la rete ed il 61% della popolazione pensa di esserne dipendente, controllando la mail (meno di) ogni 2 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo causa modificazioni nel nostro cervello, come mostrato a metà grafico, poiché ci obbliga a funzionare in <a href="http://www.psychomer.it/comportamento-da-multitasking/" target="_blank">multitasking</a>, aumentando inevitabilmente i livelli di stress.</p>
<p style="text-align: justify;">l&#8217;immagine si conclude con un&#8217;informativa sull&#8217;utilizzo di Google (e la sua <a href="http://www.psychomer.it/google-ci-rendera-piu-intelligenti/" target="_blank">funzione sostitutiva del cervello</a>) e <a href="http://www.psychomer.it/facebook-sul-tuo-profilo-sei-davvero-chi-dici-di-essere/" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona visione!</p>
<p><a href="http://www.forensicpsychology.net/internet-ruining-your-brain/"><img src="http://images.forensicpsychology.net.s3.amazonaws.com/internet-ruin-brain.gif" alt="" width="500" border="0" /></a><br />
Created by: <a href="http://www.forensicpsychology.net/">ForensicPsychology.net</a></p>
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