Conoscenza, emozioni e realtà

by Maurizio Mazzani on ottobre 7, 2011

Non ci sarebbe conoscenza senza emozioni, le variazioni fisiologiche (relative ai sistemi preposti alla sopravvivenza: circolatorio, immunitario, respiratorio e digestivo) che noi registriamo, a livello di consapevolezza, rappresentano il materiale “informatico” sul quale costruiamo la nostra conoscenza di sé e del mondo. Sono i messageri informazionali che ci indicano la migliore soluzione adattiva in relazione ad un determinato tempo e contesto. Il cammino evoluzionistico ci ha offerto tale complessità e, la risposta a livello cerebrale di varie zone processuali in attivazione sincronica, ci offrono la percezione di coscienza, che è la base del senso di sé.

Il tutto è realtà, ma una realtà che è tale solo alla persona che l’ha partorita.

L’insieme di costruzioni, rappresentazioni, ecc, frutto dell’insieme di significati estrapolati dalle esperienze (le variazioni fisiologiche), costituiscono la coerenza interna della persona (l’immagine di sè), una specie di piano di riscontro sul quale è valutata, ad ogni momento, l’accettabilità delle nuove percezioni.

Ciò che più, in assoluto, interessa ad ogni vivente umano è la conferma di sé (i significati personali che lo rappresentano) poichè è, di fatto, sopravvivenza e lotta al senso del nulla.

Dunque, pur di mantenersi orientata, la persona, è progettata dalla stessa natura ad autoingannarsi, e questo, proprio alla luce del mantenimento della sua coerenza interna che è, ripeto, sopravvivenza.

Il problema nasce quando una determinata organizzazione conoscitiva adattiva, che si è formata come la soluzione più percorribile a quella data struttura (interazione tra genoma e ambiente) e a quel determinato contesto, diciamo “esce” da quella nicchia ecologica, che l’ha costituita, e passa ad altre (esempio dall’ambiente familiare a quello esterno), è proprio in tal caso che, spesso, quella struttura da adattiva si trasformi, per alcuni aspetti, paradossalmente in disadattiva… inadeguata a fronteggiare le differenti perturbazioni proprie al nuovo ambiente, ed è qui che si accentuano le caratteristiche di inadeguatezza e vulnerabilità proprie a quella struttura.

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4 Responses to “Conoscenza, emozioni e realtà”

  • Neuromancer scrive:

    @è proprio in tal caso che, spesso, quella struttura da adattiva si trasformi, per alcuni aspetti, paradossalmente in disadattiva…

    Secondo il filo del tuo discorso la struttura autoreferenziale non può mai essere “disadattiva”, ma lo è l’ambiente! Infatti:

    @Ciò che più, in assoluto, interessa ad ogni vivente umano è la conferma di sé (i significati personali che lo rappresentano)

    In quanto tale, alla ricerca di conferme (autoinganno) la persona “seleziona” le perturbazioni ambientali/relazionali coerenti con i propri significati personali. Il contesto viene selezionato o evitato, a meno che qualcuno o qualcosa (un legame o una rottura di legame, ad esempio) consenta una maggiore complessità autoreferenziale per affrontare perturbazioni altrimenti inaccettabili.

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