Attenti al Gorilla
Ci sono delle ricerche intriganti sul processo cognitivo dell’attenzione. Quando osserviamo un ambiente possiamo essere in grado di osservare il minimo dettaglio. Tuttavia può verificarsi pure una particolare cecità attentiva (inattentional blindness). Se non prestiamo attenzione, non percepiamo. Questo significa anche che fallendo nella registrazione di un evento, non ne abbiamo coscienza.
Simons e Chabris hanno dimostrato ingegnosamente questo fenomeno cognitivo nel soprendente esperimento del “gorilla invisibile”. Ai partecipanti è stato chiesto di osservare un videotape in cui sono ripresi dei ragazzi che si passano una palla da basket. L’istruzione consisteva nel contare mentalmente il numero dei passaggi fatti dai giocatori con un salto e quelli effettuati senza far ribalzare la palla a terra. Dopo la visione, i soggetti hanno risposto a domande piuttosto strane. Ad esempio se hanno notato qualcosa di inaspettato oltre ai giocatori. Se avessero osservato ad esempio un gorilla o una donna con un ombrello che passava in mezzo ai due gruppi di giocatori. Il 46% degli osservatori non ha notato l’evento inaspettato, cioè il passaggio del gorilla o della donna con l’ombrello (in entrambi i casi si trattava di collaboratori dei ricercatori).
Gli stessi ricercatori hanno messo a punto di recente un altro esperimento prendendo spunto da un episodio di cronaca. Nell’inseguimento di un uomo sospetto un polizziotto, mentre scavalcava una rete metallica per raggiungerlo, non si è accorto incredibilemnte che alcuni colleghi, nel frattempo intervenuti, picchiavano il sospettato. Simon e Chabris hanno sostenuto che questo episodio è un esempio di cecità inattentiva e hanno verificato la loro ipotesi chiedendo ai partecipanti di inseguire un corridore in un parco e contare tutte le volte in cui si toccava il cappello. Durante la corsa, ad un certo punto, era visibile una scena che durava circa 15 secondi durante il loro passaggio in cui due uomini picchiavano un terzo. Alla fine della corsa, dopo aver chiesto ai partecipanti quante volte il corridore avesse toccato il cappello, domandarono se avessero visto qualcosa di inusuale. In aggiunta chiesero se avessero notato una colluttazione. Soltanto il 35% confermò di aver visto l’aggressione.
Una prova dell’esistenza di un processo “condizionato” di attenzione in un ambiente reale.
La caratteristica principale della cecità inattentiva è che con l’aumentare della concentrazione nel compito descresce la capacità di osservare eventi non attesi. Questa saturazione del carico percettivo (load perceptual) si allaccia ad una serie di ricerche in cui viene dimostrata l’esistenza neurocognitiva di un imbottigliamento dell’attività mentale. Altre ricerche hanno scoperto che la cecità inattentiva riguarda oltre gli eventi visivi anche quelli uditivi e del gusto. In sostanza, nella elaborazione mentale delle informazioni subentra un filtro cognitivo che ci permette di scremare i dati non utili quando eseguiamo un compito, utilizzando soltanto quelle pertinenti.
Potete immaginare il risvolto pratico di queste ricerche. Guidare mentre si parla al cellulare o guardare il navigatore satellitare, potrebbe distrarre dal suono di una vettura in arrivo o dal sentire il campanello di una bicicletta. Il nodo cruciale è l’intima connessione tra attenzione e coscienza: la prima sembra la sentinella della seconda. Appena abbassa la guardia, rischiamo di commettere un incosciente comportamento.
D’altra parte, in certi casi si tratta di un vincolo cognitivo utile. Pensiamo a quando studiamo e non siamo distratti dal rumore di fondo oppure nell’ignorare i banner di un sito. Degna di nota, una ricerca che dimostra una correlazione tra il carico di attenzione richiesta nell’affrontare un compito impegnativo e l’abbassamento della percezione del dolore. In un certo senso, questo il fenomeno dell’inattentional blindness ricorda il gravissimo disturbo attentivo dell’autismo, che in certi casi consente delle performance cognitive straordinarie.
Bibliografia
Chabris, CF et al. (2011). You do not talk about Fight Club if you do not notice Fight Club: Inattentional blindness for a simulated real-world assault. i-Perception dx.doi.














ciao carmelo,complimenti per il tuo articolo è molto interessante e particolare.
Hanno verificato se vi fosse differenza di risposta tra uomini e donne?
Quando citi la carenza attentiva nell’autismo intendi quella emotiva? l’autistico è disattento perchè non sopporta il carico che sovraccarica la sua capacità di gestione.
Mi viene anche in mente la visione cieca. Non ricordo se nello studio classico si è cercato di recuperare il ricordo inconscio attraverso dei test trigger, perchè magari emergeva. A quel punto però mi viene in mente però che è un problema della coscienza secondaria (Damasio) e non di quella primaria che giudica non necessario prendere nota di un elemento inutile (aspetto filogenetico delle prede che si focalizzano sull’aspetto essenziale, il predatore). Poi bisogna capire come la coscienza secondaria rileva i cambiamenti di quella primaria…
No, non non sono state verificate le differenze sessuali.
Cito in realtà una categoria di autistici, i savant, estremamente intelligenti in certi compiti grazie ad un’incredibile focalizzazione attentiva.
In generale, gli autistici sono un esempio di filtraggio ossessivo dell’enorme afflusso sensoriale esterno (di quello interno non possiamo dir nulla, data l’assenza di introspezione, almeno per quanto ne so). Non è attenzione emotiva, anche perché parlare di emozione in un autistico è un po’ una faccenda ingarbugliata.
Oltre al suo significato evolutivo, l’attenzione è una “tecnologia” sofisticata che ci permette di economizzare sull’input esterno attraverso una selezione di elementi chiave da accettare per la elaborazione dell’informazione. Così, quando incontri un amico, in parole povere, al tuo cervello basta il 20% chiave del suo volto.